Il termine inglese “mindfulness” significa “consapevolezza”, “attenzione piena”, non orientata ad uno scopo.
E’ uno stato di coscienza in cui siamo testimoni dei nostri pensieri, delle nostre emozioni e sensazioni, attimo per attimo.
La mindfulness deriva dalla meditazione buddista e dalle pratiche contemplative ed ha trovato una sua applicazione in ambito clinico e in progetti di promozione del benessere grazie al lavoro di Jon Kabat-Zinn, professore di medicina presso la University of Massachusetts, che, a partire dagli anni ’70, ha adattato e utilizzato queste antichissime pratiche all’interno di diversi programmi terapeutici.
Attilio Piazza, psicoterapeuta e counselor, scrive: “Cosa significa coltivare la mindfulness? Significa educare la nostra mente ad esserci amica, a remare con leggerezza e vigore nella stessa direzione in cui il nostro cuore, più vicino al nostro essere, già sa andare. In questo modo avremo dissolto il paradosso di cui ci parlava Albert Einstein e in cui abbiamo vissuto negli ultimi secoli: la mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un servo fedele. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono” (Cit).

