In molte famiglie le emozioni dei bambini non sono accolte e riconosciute ma giudicate, ignorate o punite. “Non c’è niente da piangere”, “non arrabbiarti”, “non fare tutte queste storie”, “stai esagerando”, frasi che ripetute giorno dopo giorno contribuiscono ad allontanare il bambino dal suo sentire più profondo creando le basi dell’inibizione emotiva.
Per conservare il legame col suo genitore e per garantirsi la sopravvivenza, il bambino“impara” a disconnettersi da ciò che sente, impara che ciò che sente è sbagliato o addirittura pericoloso.
Ci sono quindi frasi apparentemente innocue che vengono utilizzate per insegnare il “controllo” delle emozioni ma che in realtà, se le si usa in modo sistematico, insegnano a reprimere le emozioni e non a gestirle. Quando le emozioni di rabbia, paura, tristezza ma anche gioia vengono svalutate, criticate, non accolte, il bambino comincerà ad avere dei dubbi sul suo sentire e inizierà a nascondere agli altri e poi a se stesso quello che sente, allontanandosi sempre di più dal proprio centro.
Non potendo permettersi di perdere l’amore dei genitori si costruirà una sorta di “falso sè”, una maschera che gli consentirà di adattarsi al suo ambiente: sorriderà quando prova tristezza, rimarrà in silenzio quando avrebbe bisogno di ascolto.
Quali sono le conseguenze a lungo termine dell’inibizione emotiva?
Gli effetti di questo meccanismo si radicano nella personalità fino all’età adulta.
E’ così che potrà esserci confusione emotiva: avendo imparato a negare le proprie emozioni sarà un adulto che non capisce quello che sente, che si sente “spento” senza un motivo evidente. L’identità sarà fragile perchè si sarà sviluppata per compiacere l’esterno e non sull’espressione dei propri bisogni. Potranno esserci difficoltà relazionali poichè le emozioni non potranno fare da ponte tra noi e gli altri, avendole represse sarà difficile farsi guidare da esse per costruire relazione autentiche. Nella relazione potrebbe esserci una ricerca di approvazione o distanza emotiva, oppure paura dell’intimità.
L’inibizione delle emozioni genera inoltre sofferenza psicologica. Depressione, ansia, somatizzazioni sono spesso l’espressione di emozioni represse e non riconosciute.
Un’educazione che riconosca il valore delle emozioni del bambino e lo affianchi nel tollerare e vivere anche quelle più destabilizzanti diventa quindi essenziale per sostenere la sua crescita e il suo benessere psicologico.

