A proposito del saper amare …

Quando da piccoli abbiamo ricevuto poco amore, tendiamo a cercare da adulti qualcuno che possa aiutarci a sanare quella ferita. Spesso ci orientiamo verso persone che, in qualche modo, somigliano al genitore che ci è mancato emotivamente: qualcuno distante, freddo, poco espressivo, magari con la  stessa difficoltà di amare. Oppure qualcuno rigido, duro. Questo tipo di persona ci “va bene” perché ci permette di rivivere, inconsciamente, la relazione col nostro genitore, nella speranza che stavolta finisca in modo diverso, con un lieto fine.

Se invece incontriamo una persona capace di amarci apertamente, che ci dimostra affetto in modo chiaro, tendiamo a svalutarla: non ci ricorda il nostro genitore e quindi ci interessa meno. Al contrario, chi si fa desiderare, chi è sfuggente, ci tocca profondamente perché ci dà l’illusione di poter conquistare quel genitore che non si concedeva, di riparare quel passato, di cui magari non abbiamo un ricordo ma le cui emozioni sono ben incise in noi. Quando siamo ossessionati dal bisogno di conquistare l’amore dell’altro, finiamo per non “vederlo” davvero. Non lo amiamo per ciò che è ma per ciò che può darci: un senso di valore che ci è mancato da piccoli.
Così, più che amare, cerchiamo conferme.
Ci preoccupiamo continuamente per come ci tratta, se ci dimostra affetto, se ci fa sentire belle o belli, se ci dice che ci ama. È in tutto questo perdiamo di vista l’altro come persona.
L’altro diventa per noi fonte di euforia o disperazione, l’unico che può colmare il nostro vuoto. Ma chi ci sta vicino percepisce che qualcosa non torna, sente che non è un amore libero ma un bisogno mascherato.
È così, mentre desideriamo essere amati, finiamo per non riuscire ad amare davvero.

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